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Piante da giardino

In questa sezione presenteremo due piante decorative comuni nei nostri giardini, i cui semi sono però altamente tossici per gli animali.

Ricino

Il ricino (nome scientifico: Ricinus communis) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Euphorbiacee, molto diffusa, coltivata a scopo ornamentale per la sua bellezza.
La specie più sensibile è il cane che si intossica per ingestione dei semi o dei panelli impiegati come fertilizzanti.
I semi contengono una fitotossina, la ricina e un alcaloide, la ricinina. Risulta tossica anche per l’uomo: l’ingestione di 2-3 semi può infatti provocare la morte di un bambino. Tuttavia, l’olio di ricino (purgante) non è tossico.

I sintomi

Dopo 18-24 ore dall’ingestione si ha un aumento della temperatura corporea. Gli animali si mostrano assetati. Compaiono vomito, bruciore alla bocca, edema della mucosa buccale e della lingua, diarrea emorragica, coliche, dolori addominali, crampi, oliguria, prostrazione, abbattimento e morte in 2-3 giorni se non si interviene con trattamento sintomatico.


Bella di notte

La "Bella di notte" (nome scientifico: Mirabilis jalapa L.) è una pianta comune dei nostri giardini della famiglia delle Nyctaginaceae i cui semi e radici risultano tossici.
I principi attivi che la rendono tale sono: alcaloidi, resine e arabinosio. La tossicità si esplica a livello del tratto digerente dove determina soprattutto irritazioni. Può causare aborto.

I sintomi

I sintomi dell’ingestione di semi o radici sono i seguenti; dolori allo stomaco, nausea, vomito, diarrea. Inoltre, il contatto con la pelle può determinare dermatiti. In questo caso è indicata una terapia a base di emetici, lavanda gastrica e somministrazione di emollienti, utile a ridurre l’assorbimento dei tossici e lenire i sintomi.


Oleandro

L'oleandro (nome scientifico: Nerium oleander) è un arbusto cespuglioso sempreverde indigeno delle regioni mediterranee.
Il principio attivo è l'oleandrina, un glucoside cianogenetico, che svolge a livello cardiaco un'azione simile a quella della digossina.

I sintomi

Naisea, vomito, diarrea sanguinolenta, stomatite, convulsioni, crampi, atassia, aritmie, problemi epatici.

Piante da appartamento

Anche gli steli e le foglie di alcune tra le più diffuse piante di appartamento contengono sostanze tossiche se ingerite da cani o gatti.

Stella di Natale

La Stella di Natale (nome scientifico: Euphorbia pulcherrima), della famiglia delle Euphorbiacee, è una popolare pianta da appartamento, presente soprattutto nel periodo natalizio.
Risulta tossica per cani e gatti. L’intossicazione avviene per ingestione e/o masticazione di foglie e brattee. La pianta contiene una linfa color bianco latte con euforboni, alcaloidi e triterpeni.

I sintomi

La sintomatologia compare con irritazioni delle mucose dell’apparato digerente (più gravi se oculari), dermatiti vescicolari, bruciore a lingua e labbra, edema, congiuntivite, lacrimazione, vomito, diarrea, tremori. Evoluzione in genere favorevole con risoluzione positiva dell’intossicazione.


Monstera

La Monstera (nome scientifico: Monstera deliciosa) appartiene alla famiglia delle Aracee.
Storicamente la sindrome da intossicazione da Monstera deliciosa è stata attribuita alla presenza di cristalli di ossalato di calcio nella pianta. Lavori recenti invece indicano la presenza di una sostanza proteica che rilascia istamina. Infatti, i segni clinici sono in accordo con una reazione da istamina.
Può capitare che cani e gatti mastichino la pianta.

I sintomi

Dopo la masticazione c’è l’evidenza di dolore e irritazione e compare ipersalivazione. Tuttavia, risulta più pericoloso il rigonfiamento a livello della faringe: anche la lingua si gonfia tanto da protrudere fuori dalla bocca. La respirazione è resa, infatti, faticosa fino ad avere forte dispnea. Trattamento con antiistaminici.


Dieffenbachia

La Dieffenbachia (nome scientifico: Dieffenbachia spp.) è una diffusa pianta d’appartamento della famiglia delle Aracee, priva di fiori, la cui linfa provoca intossicazione grave nel gatto, più lieve nel cane, per masticazione delle foglie o degli steli.

I sintomi

L’avvelenamento da Dieffenbachia provoca irritazione e intenso dolore in bocca, edema ed infiammazione delle mucose orali e buccali, edema della glottide, asfissia, cecità, vomito, ipersalivazione, diarrea, tremori, albuminuria, ematuria, nefrite acuta. Morte o lenta guarigione (8-15 giorni). Trattamento sintomatico.

Bacche di Piante Ornamentali

Alcune piante producono bacche che possono costituire un pericolo per gli animali domestici come il cane e il gatto.
Occorre fare particolare attenzione durante il periodo di Natale, durante il quale vengono utilizzate anche all’interno delle abitazioni come decorazione tradizionale.


Agrifoglio

L’agrifoglio (nome scientifico: Ilex aquifolium) è un arbusto o albero sempreverde della famiglia delle Aquifoliacee con bacche rosse dal fogliame verde scuro lucente, alto fino a 10 m.
L’ingestione di bacche e foglie è tossica per cani e cavalli.
I principi attivi sono sostanze chimiche (ilicina) e tannini.
Le bacche contengono sostanze emetiche e purgative: 20 bacche possono uccidere un cane.

I sintomi

I sintomi dell’intossicazione sono vomito, diarrea intensa, torpore, coma e morte. Non c’è antidoto specifico e si deve procedere mediante trattamento sintomatico.


Vischio

Il vischio (nome scientifico: Viscum album) è un arbusto perenne sempreverde della famiglia delle Lorantacee che vive da parassita su diversi alberi a foglia caduca (come i meli e i peri) ma anche pioppi, querce, etc. Le sue radici penetrano nel legno della pianta parassitata per trarne nutrimento.
Il seme è circondato da una sostanza appiccicosa che contiene viscotossine (viscalbina, visciflavina).
L’intossicazione ha andamento stagionale per ingestione di grandi quantità di frutti nel periodo natalizio, in cui viene utilizzata come decorazione.
Le bacche attraggono cani, equini, bovini mentre tordi e merli che se ne cibano, sono immuni.

I sintomi

L’ingestione determina atassia, midriasi, salivazione, vomito, diarrea, poliuria, ipotensione, coliche e morte se non si interviene mediante trattamento sintomatico.

 


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